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  • Sip 2014: terapia del dolore e cure di fine vita priorità nell’agenda europea

    Sip 2014: terapia del dolore e cure di fine vita priorità nell’agenda europea

    SIP

     

    A cura dell Redazione di AboutPharma and Medical Devices

    Sip 2014: terapia del dolore e cure di fine vita priorità nell’agenda europea

    Con un Position Paper voluto dal Ministero della Salute italiano all’inizio del Semestre Europeo, le cure del dolore diventano una priorità fra le politiche UeUn network europeo per una formazione migliore dei professionisti della salute sulla gestione del dolore, ma anche una condivisione più ampia, fra i Paesi dell’Unione, sui modelli e le strategie di organizzazione delle reti deputate al contrasto e alla cura della sofferenza inutile.

    Sono le recenti determinazioni dei ministri della Salute dell’Unione europea, temi in queste ore al centro del quinto Simposio SIP (Societal Impact of Pain), che si sta svolgendo a Bruxelles e che riunisce i principali stakeholder europei impegnati nel contrasto del dolore cronico, in particolare le associazioni di pazienti, guidate dall’Efic (European Pain Federation), dalla rete europea di Cittadinanzattiva e da Pain Alliance Europe, con il sostegno dell’azienda farmaceutica Grünenthal.

    Quest’anno il tema del dolore arriva a Bruxelles, all’attenzione dei massimi decision maker a livello continentale, supportato non solo dalla decisione di creare un network europeo dedicato a quest’area terapeutica, ma anche dall’esplicito impegno del nostro ministero della Salute, nel quadro del Semestre di presidenza italiana, nel trasformare il dolore cronico in una delle priorità per le strategie sanitarie dell’Ue.

    Questa vera e propria epidemia coinvolge infatti 100 milioni di cittadini europei, con un impatto annuo di 500 milioni di giornate lavorative perdute, per un costo di oltre 34 miliardi di euro. Basti pensare che il mal di schiena cronico, assieme alla depressione che purtroppo spesso ne consegue, è fra le prime cinque cause di disabilità in Europa.

    Eppure, l’82% delle Facoltà di Medicina del continente non si è ancora dotatadi corsi dedicati a questa patologia.L’Italia, al contrario, con la Legge 38 del 2010 rappresenta un’eccellenza a livello continentale dal punto di vista delle strategie di gestione di ogni tipo di sofferenza, e aspira a portare in Europa i punti di forza del modello messo a punto in alcune regioni del Belpaese.

    Grazie a questo impegno, per la prima volta, a settembre, tutti i ministri della Salute europei riuniti a Milano nell’informal Meeting ospitato dal nostro Paese in occasione del Semestre di Presidenza Ue, hannotematizzato e discusso in modo organico il problema del dolore cronico come vera emergenza sociale e sanitaria per i  Paesi UE.“Tutelare il diritto dei pazienti a evitare la sofferenza inutile, dovrebbe essere una priorità per i sistemi sanitari dei singoli Paesi e per l’Unione”, ha affermato il Ministro Lorenzin in un messaggio inviato a tutti i delegati riuniti nel Simposio SIP di Bruxelles.

    Le ha fatto eco Willem Scholten, già membro dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, sottolineando uno dei limiti dell’attuale modello europeo di gestione del dolore: “L’accesso dei pazienti ai farmaci oppioidi, considerati essenziali dall’Oms per la terapia del dolore, è caratterizzato da notevoli sperequazioni a livello europeo, imputabili anzitutto alle differenti strategie politiche che regolano la gestione complessiva di questa area terapeutica”.

    Un convincimento confermato da Guido Fanelli, presidente della Commissione Dolore e Cure Palliative del Ministero della Salute, il quale ha ribadito che “l’accesso alle terapie è il vero tema, il grande tema che ci deve occupare quando ci riferiamo alla tutela e alla cura efficace dei pazienti con dolore”.

    I partecipanti al Simposio Sip hanno riconosciuto che rispetto al tema dell’accesso alle terapie, un ruolocruciale, a livello comunitario, è rivestito dall’applicazione uniforme delle Policy Guidelines for Controlled Substances approvate nel 2011 dall’Oms.

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