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  • Cannabis terapeutica : pronto il primo carico per le farmacie

    Cannabis terapeutica : pronto il primo carico per le farmacie

     

    Venti chili di infiorescenze di cannabis già analizzati, confezionati e pronti per essere spediti. Ci siamo: ancora pochi passaggi burocratici e lo Stabilimento Chimico Farmaceutico Militare di Firenze potrà far fronte alla prenotazioni provenienti dalle Regioni e dalle farmacie ospedaliere; se tutto va come previsto, a gennaio nelle farmacie delle strutture sanitarie e in quelle autorizzate alla distribuzione arriverà la cannabis prodotta a Firenze.

    I venti chili già prodotti dallo stabilimento fiorentino, diretto dal colonnello Antonio Medica, serviranno a rispondere alle prime richieste, ma il lavoro dovrà essere continuo: il fabbisogno delle Regioni italiane, la maggior parte delle quali ha inserito la cannabis tra le opzioni terapeutiche a disposizione dei medici per combattere il dolore in una serie specifica di patologie, dovrebbe essere di circa 100 chili all’anno.

    Nelle strutture che la prescrivono si attende che finalmente sia disponibile quella di Stato, anche perché il risparmio sarebbe considerevole: ad oggi infatti, la cannabis viene acquistata all’estero, prevalentemente in Olanda. Anche per questo l’attività delle serre non si interrompe praticamente mai: per venire incontro alle richieste, varie fasi di coltivazione si sono svolte contemporaneamente, di modo da poter produrre un raccolto ogni tre mesi.

    Per restare alla Toscana, la struttura che distribuisce la maggior quantità di cannabis a scopo terapeutico è il laboratorio galenico di Santa Maria Nuova, che ormai serve praticamente tutta l’area vasta centrale (Firenze, Empoli, Prato e Pistoia). Quest’anno i malati seguiti sono un po’ meno di 300, più della metà di tutti i toscani che utilizzano questa terapia. Poi ci sono coloro che prendono il Sativex, un farmaco sotto forma di spray orale prescritto dopo l’approvazione della Legge Regionale 18 del 2012. Secondo i dati dell’Agenzia Regionale di Sanità, nel 2013 l’hanno preso in 41, nel 2014 in 224 e nel 2015 in 229. «Il 50,6% dei soggetti considerati si concentra in una classe di età compresa tra 45 e 60 anni. Dei 346 soggetti ai quali, nel triennio considerato, è stato prescritto il farmaco, il 76,3% ha un’esenzione per sclerosi multipla», spiegano sempre dall’Agenzia.

    La cannabis prodotta a Firenze non sarà però utilizzata per sintetizzare farmaci ma consumata, appunto, “al naturale”: si può fare un decotto, mettendo a bollire le inflorescenze, oppure utilizzare un vaporizzatore che permette di inalare i principi attivi senza che la sostanza venga bruciata.

    Come funziona il meccanismo della prescrizione? In base alle linee guida delle società scientifiche e del Ministero della Salute, la marijuana è un anti dolorifico di seconda scelta, cioè viene utilizzato quando altre sostanze, come ad esempio gli oppioidi, non hanno dato a quel determinato paziente un beneficio.

    Se uno specialista ritiene che uno dei suoi assistiti abbia bisogno di questo tipo di antidolorifico, compila un piano terapeutico nel quale sono indicate le quantità da assumere su base quotidiana, e autorizza il paziente a ritirare la sostanza in una struttura ospedaliera. Il Ministero nei mesi scorsi ha fatto una sorta di “bugiardino” della cannabis, nel quale si spiega che può funzionare come analgesico per patologie che implicano spasticità (come appunto la sclerosi multipla oppure le lesioni del midollo), ma può essere utile anche nel dolore cronico in generale e in particolare a quello di natura neurologica; può aiutare contro la nausea  da chemioterapia, radioterapia, o da terapie per l’Hiv, e stimola l’appetito in chi ha anoressia nervosa o comunque non mangia a causa di gravi patologie. Infine c’è l’effetto ipotensivo nel glaucoma che resiste alle terapie convenzionali.

     

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