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  • Impact Proactive “In Action” 2015: parte la sfida per il futuro

     Gianfranco Gensini: «La gestione appropriata del dolore non può essere legata solo all’applicazione delle norme: serve una reale “presa in carico” di responsabilità da parte di tutti gli operatori sanitari»

     

    LOTTA AL DOLORE: PARTE LA SFIDA PER IL FUTURO

     

    A Firenze istituzioni, società scientifiche, associazioni dei consumatori e fondazioni si confrontano con i cittadini sulle strategie del futuro nella lotta al dolore

     

    FIRENZE, 27 GIUGNO 2015. Superare le barriere culturali e la strutturazione tuttora inadeguata della rete di terapia del dolore e cure palliative; eliminare le disuguaglianze sull’intero territorio nazionale; creare un dialogo aperto e permanente con tutti i cittadini per arrivare a gestire in maniera appropriata il dolore. Sono queste alcune delle principali mission di IMPACT proactive, affrontate durante il workshop La gestione del dolore: un problema di civiltà e non di normative, organizzato a Palazzo Corsini a Firenze il 26 e 27 giugno alla presenza di rappresentanti di istituzioni, società scientifiche, associazioni dei consumatori e fondazioni.

    Gianfranco Gensini, Presidente del Comitato Scientifico di IMPACT proactive mette a fuoco quella che oggi è la questione principale per chi si occupa di dolore, una patologia che riguarda 12 milioni di italiani: «Oggi, la gestione appropriata del dolore non può più essere legata solo all’applicazione della Legge 38/2010, che comunque è stata fondamentale e determinante, ma deve diventare un impegno deontologico professionale e personale: serve una reale “presa in carico” di responsabilità da parte di tutti gli operatori sanitari».

    Gli fa eco Guido Fanelli, Direttore di Istituto e Scuola di Specializzazione di Anestesia, Rianimazione e Medicina del dolore dell’Università degli Studi Parma e membro del comitato scientifico di IMPACT proactive, che con il suo intervento ha messo in luce un altro punto focale in cui si dibatte oggi la classe medica, quello dell’attività tra la giungla di alert e allarmi vari in cui si muovono medici (e pazienti) e l’appropriatezza delle prescrizioni ai pazienti: «Bisogna saper leggere attraverso i numeri per interpretare i dati statistici: particolarmente in campo medico, altrimenti si fanno paragoni azzardati e potenzialmente fuorvianti. Recentemente, sono stati commentati con allarme i dati sulla crescita del consumo di farmaci oppiacei in Italia, cresciuti tra il 9 e il 13% , e qualcuno ha fatto subito un paragone con gli Stati Uniti, dove la Food and Drug Administration (FDA), ha calcolato che oggi questa è una delle cause principali di morte accidentale, con più di 16mila decessi causati da overdose, superando persino gli incidenti automobilistici. Sembrano dati allarmanti: ma se li leggiamo bene, vediamo che Il 17% della popolazione mondiale risiede negli Stati Uniti e in Canada, dove avviene il 92% del consumo globale di oppioidi e derivati della morfina; il consumo medio pro-capite di questi farmaci è pari a 800 mg di equivalenti in morfina nella popolazione statunitense, contro gli 0,64 mg nei Paesi dell’Africa sub-sahariana, e i solo 2 mg in Italia. Ecco perché in Italia non corriamo assolutamente questo rischio: anzitutto per via di una legislazione diversa che permette di acquistare certi medicinali solo in farmacia, e poi anche per di una diversa formazione della classe medica».

    Nel corso del workshop sono stati presentati anche i risultati di un’iniziativa di IMPACT Proactive rivolta al grande pubblico che ha visto il via nei mesi scorsi: il “Vademecum sul dolore”, una capillare campagna nazionale di sensibilizzazione (attraverso 1000 sportelli di Federconsumatori e 120 Delegazioni di Fondazione ANT), patrocinata dal Ministero della Salute e nata grazie all’impegno congiunto con Federconsumatori e Fondazione ANT Italia ONLUS, che è stato poi seguito dal “Questionario sul dolore”, un’indagine approfondita per conoscere le necessità dei cittadini con dolore e che in soli tre mesi ha già raccolto quasi 5mila risposte, presentate nel corso del Workshop e commentate da classe medica, associazioni scientifiche e istituzioni.

    Infine, spazio anche per il lancio di un innovativo progetto sul dialogo interreligioso incentrato sul rapporto e la comunicazione medico-paziente nella visione delle diverse religioni, alla presenza di teologi e rappresentanti delle varie confessioni religiose.

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